L’idea era quella di costruire un anello di congiunzione, a mio avviso mancate, tra la grande scultura astratta dell’inizio del secolo scorso e le nuove problematiche aperte dalla ricerca artistica contemporanea, in particolare mi riferisco alle esperienze della Minimal americana ed anche ,per estensione, a quelle della Land Art, che più radicalmente hanno scardinato il concetto di “spazio dell’opera”. Connessione che, nei miei archetipi originari e nella mia formazione culturale , non poteva non passare attraverso una rilettura della Classicità.
Una ipotesi inattuale e contro corrente e sinceramente penso incomprensibile per molti degli “addetti ai lavori” ma, per me che vivo la scultura come una forma/pensiero totalizzante e fortemente interiorizzata, l’unica strada possibile.
The Eighties
The eighties are the years of my quest for the missing ring between the great abstract sculpture of last century and the new issues posed by contemporary artistic research, such as American minimalism and – by extension – Land Art, that have more radically revolutionized the concept of “artwork space”. Given my archetypes and cultural background, such a link was to be accomplished through a new take on Classicity.
Such an upstream swim may seem obsolete and obscure to most people on the “art scene”, yet it is the only viable path for me, as I experience sculpture as an overwhelming, strongly intimate form/idea.
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