L'ONTOLOGIA DELLA SCULTURA DI LUCILLA CATANIA
di Giorgio Bonomi

Forma e volume sono le categorie determinanti la scultura della Catania. In ciò il suo legame con la classicità, ricercata al di qua delle determinazioni "attuali" di molta scultura contemporanea. Questa si è articolata, infatti, in una "fuga da sé", alla ricerca del movimento, della simultaneità, ma soprattutto della definizione-costruzione dello spazio:
da qui gli "ambienti" e le "installazioni".
La Catania, invece, vive la scultura come un problema ontologico la cui risposta è, appunto, la fondazione stessa della scultura, relata solo con se stessa, forte e chiusa al suo interno, eliminando la pluralità di attributi e di riferimenti, per porsi come totalità, come assoluto. Così l'opera della Catania va investigata all'interno: qui il volume fissa il suo spazio, senza articolazioni o costruzioni. Con una modificazione semantica, si potrebbero attribuire a queste sculture le caratteristiche dell'"ente"di Parmenide: "Identico nell'identico luogo restando, giace in se stesso e così vi rimane immobile, ché la forza imbattibile della necessità lo costrinse nelle catene del limite che intorno lo avvolge, poiché l'essere non può non essere compiuto; infatti non manca di niente, perché se fosse di qualcosa manchevole, mancherebbe di tutto" (Fr. 7). L'indistinzione parmenidea di logica ed ontologia appartiene al pensiero arcaico ma, allo stesso tempo, contiene un'intuizione feconda per il pensiero successivo, cioè il principio di identità, basilare anche per la logica e la scienza moderne.
Il confronto mi sembra opportuno proprio in questo
senso, per cui la Catania non dialettizza il suo lavoro, al contrario lo "pone", stretto nella logica della (sua) identità ( A è A, A non è A ), definito assolutamente e non bisognoso di correzioni spazio-temporali.
Se usciamo dalle determinazioni filosofiche e ci fermiamo sulla fenomenologia della scultura dell'artista, vediamo come questa è riducibile alla pura "creazione di forme". Anche qui forme senza riferimento, né mimetico né logico, ossia le sue forme astratte non trovano corrispondenze né
con elementi "reali" né con le cosiddette forme pure geometriche: è l'elemento creativo, poiché è arte, che produce, con la sua capacità poetica, la percettibilità, e la godibilità, dell'osservatore. Del resto il patrimonio percettivo dell'uomo contemporaneo si è enormemente arricchito, per i progressi degli strumenti di investigazione e della conoscenza stessa, nei confronti delle apparenze della natura e delle forme della geometria euclidea.
Non bisogna, allora, lasciarsi fuorviare dalle titolazioni che l'artista pone alle opere, sempre stringate e "semplici", ma assai poco indicative del significato ultimo:in fondo si tratta sempre di un non dispendio di energie, in questo caso sul piano linguistico-verbale, per cui in assenza di strutture significanti opportune si ricorre a quelle completamente semplificate che, proprio per questo, non possono significare ma essere solo un punto di approccio della profondità. Ugualmente la materialità delle sculture, e mi riferisco essenzialmente ai lavori, in cemento e in marmo, posti orizzontalmente a terra, non concede nulla alla dissipazione,con una capacità intensissima di concentrare gravità ed energia, e quindi con una diminuzione di entropia fino ad un massimo di estremo equilibrio dopo il quale non potrebbe più aversi alcuna trasformazione reale.
E qui ritorniamo alla “pienezza” e “imperturbabilità” dell’essere; fuori di metafora, alla scultura come elemento creato in termini di assolutezza, offerto alla comprensione per "quello che è", senza rimandi e significati nascosti o inconsci.
La predilezione di materiali "duri", quali i marmi e il cemento, va in questa direzione: il peso della gravità non può essere solo rappresentato, va creato e fondato; l'ideale "classico" deve essere rispettato non già nelle apparenze - perché Catania è artista completamente immersa nel suo tempo - ma nei suoi presupposti ,tanto concettuali quanto materiali, e questi ultimi possono, giustamente essere "antichi (il marmo) o "moderni" (il cemento). La capacità, o meglio il sentire in termini di plastica rende, quindi, indifferente la materia la cui interscambiabilità ha un limite solo nella necessità realizzatrice della forma presente nell'idea.
E qui, infine, si apre anche il discorso dei legami interni all'evoluzione storica dell'arte. Parlando della Catania spesso si cita Brancusi: la citazione è, senz'altro, pertinente ma non nel senso di derivazione o filiazione, bensì quello per cui anche Brancusi è creatore di 'forme", assolute e irrelate: nella successione storica, chi appartiene al dopo non può non appropriarsi di metodi e linguaggi del prima, il problema è del come, se pedissequemente o riforgiandoli nell'atto creativo. Questo è il caso di Lucilla Catania.

 

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