É significativa l'importanza che la tradizione della scultura assume nel pensiero artistico di Lucilla Catania ed è ancor più sostanziale verificare questo carattere nella sua volontà di essere "contemporanea", trasformando i fondamenti del passato nel valore di un'arte che rivolge all'incertezza del presente il proprio tempo di ricerca, preservandolo dai veleni e dalle usure dell'attualità. Con questa ambizione Lucilla Catania persegue un'idea di spazialità in cui i caratteri dell'opera, il volume - la materia - il peso - la luce, determinano la percezione del luogo e le possibili relazioni, pur essendo ogni scultura un organismo indipendente da condizionamenti ambientali.
Progetto e realizzazione, queste polarità indispensabili nella ricerca di uno scultore, rispondono unicamente a quei criteri interni che portano il processo creativo a definirsi nelle corrispondenze della materia, questione essenziale che assume un rigore tale da identificarsi nel farsi stesso della scultura.
Questa tensione accompagna l'artista anche nei momenti di verifica espositiva, proprio perchè Lucilla Catania comprende che la scultura deve essere "situata", posta in rapporto con il pubblico per sollecitarne l'emozione e la comprensione. L'atto di porre giuste distanze assume per esempio un ruolo non secondario in questa mostra, nella messa-in-scena delle opere che si armonizzano in un clima in cui l'occhio è totalmente coinvolto.
Questo vuoi dire che "fare scultura" è anche determinare la spazialità in cui le forme sono fruite calibrando le loro relazioni attraverso una collocazione pensata sia in funzione dell'effetto totale sia dell'orientamento di ogni opera. Un primo contatto con la complessità di questi rapporti avviene in "Ganci virgole e doppie punte", un cumulo di piccole sculture collocate nell'angolo, sulla destra rispetto al punto di entrata della galleria. L'opera sollecita un dialogo che si attua su un doppio piano, quello interno allo spazio circoscritto ad ogni frammento e quello che riguarda l'insieme espositivo, rispetto al quale essa si pone con una differente logica costruttiva. "Ganci virgole e doppie punte" è un modo di fare e di pensare la scultura con ampi margini di casualità ,con una libertà che tuttavia risponde all'idea di fissare l'insieme delle forme in un punto di immobilità.
Si tratta di un cumulo di pezzi in travertino, frammenti che non hanno nullla del reperto archeologico ma vogliono riconoscersi in un rapporto quotidiano con la storia, con il tempo e la sedimentazione della materia. Dunque, la scultura è costruita con nuclei di materia lavorati singolarmente, piccoli corpi stratificati di un evento visivo che nel contesto della mostra assume un peso diverso rispetto alle altre opere e una differente intensità. A sottolineare il valore ambivalente di questi frammenti proposti sia in forma di installazione sia come oggetti individuali, sta un elemento esterno al cumulo, un "gancio" di pietra rossa che indica la possibilità di slittamento e di distacco di un elemento dagli altri.
L'immagine acquista forza ed intimità a partire da questa collocazione specifica, si identifica perfettamente nell'angolo in cui si trova, qui esprime
la mobilità dello spazio e del tempo, un senso di circolarità in cui si definisce il processo stesso dell'arte. Nello strutturarsi del cumulo si può avvertire un procedimento tautologico, forse del tutto inconscio, che consiste nel riflettere sui codici della scultura attraverso le forme della scultura medesima. Le singole opere diventano segni di un'altra immagine che le riassume e le rinnova attraverso un gioco combinatorio del tutto soggettivo.
La natura ambivalente del linguaggio apre e, al tempo stesso, chiude i suoi confini proprio perchè la scultura può essere intesa sia come necessità di un'immagine assoluta sia come sollecitazione di movimenti transitori all'interno del suo sistema linguistico. Con ciò non si vuol certo vedere nel lavoro di Lucilla Catania un concettualismo che sarebbe fuori luogo attribuirle, ma solo indicare alcuni rispecchiamenti mentali, di natura appunto tautologica, guidati dalla sua forte sensibilità per i materiali e dalla conoscenza dei canoni specifici della scultura.
Non a caso accanto al "cumulo", sul lato opposto della prima sala, si erge una colonna in marmo nero marquinia, un segno inequivocabile della ricerca della forma assoluta che l'artista pone al centro del suo modo di sentire la cosiddetta plastica tradizionale.
La colonna è un "archetipo fondante" nell'immaginario spaziale di Lucilla Catania, non importa se è una forma molto frequentata dagli scultori contemporanei, ciò che conta è che in essa si riconosca un principio di bellezza e di perfezione che è sempre stato un punto di riferimento fondamentale nella ricerca scultorea di tutte le epoche. Inutile negare che nell'idea di colonna si annida anche una certa retorica formale che reputa rassicurante l'uso di questa figura in se stessa, senza capire che è la forma che veicola il senso, dunque è la colonna che deve essere sempre reinventata, posseduta, trattata con rinnovata energia creativa.
Lucilla Catania è dunque convinta che il valore visivo della colonna equivale al suo impianto formale, non risolvendosi mai in un corpo svuotato di fisicità, in pura concettualità, ma fissando la sua identità nella scelta della materia in relazione all'idea. C'è un grande senso di rispetto verso le qualità del materiale, nei confronti delle sue segrete valenze: tutto deve essere utilizzato e valorizzato nell'atto concreto della scultura, non esiste altra possibilità. Ecco allora che la colonna di nero marquinia è dotata di una forma tagliente che si erge con tale purezza e perentorietà da poter quasi addentare lo spazio, mordere l'aria, protendersi con tutto il volume verso un punto estremo di smaterializzazione, facendo diventare la parte superiore del suo corpo una vibrazione della materia stessa . Osservando la punta si coglie perfettamente il senso dell'aria che trema nel breve morso suggerito dalle estremità della colonna. Se si porta poi lo sguardo verso la base, risolta con un semplice frammento di marmo che offre una misurata stabilità, si può ripercorrere infinite volte il punto di vibrazione con cui la colonna entra in contatto con l'aria che circola intorno a se stessa. Tutta la lavorazione della scultura è ottenuta con il tornio, c'è dunque una ricerca di perfezione che consente di affrontare l'idea di colonna come un monolite che acquista massima concentrazione formale in un minimo spazio.
Nella seconda sala, altre colonne segnano la complessità visiva dello spazio dialogando con diversi spessori e orientamenti, dalla parete al pavimento e viceversa. Una semi-colonna di marmo nero marquinia è collocata a muro, ha un'energia decisamente diversa dalla precedente, si tratta infatti di un tronco in senso stretto, con chiaro riferimento alla morfologia dell'albero e alla sua sezione interna.
Di fronte al fluire della materia che si sviluppa verso l'alto non si può non apprezzare il modo in cui l'artista determina le linee di curvatura e di taglio del marmo, valorizzando il cuore del volume attraverso il controllo di ogni minima modificazione formale tra l'interno e l'esterno. Il lavoro di Lucilla Catania è in questo senso una sfida ininterrotta che fonda, al cospetto della grande tradizione della scultura, la possibilità di progettarne il ruolo presente, inteso non come una formula linguistica ma come una lenta e inesorabile ricl!lrca dell'essenza. Questione intramontabile, questa, legata allo spirito della tradizione e alle utopie dell'avanguardia, problema su cui vale la pena di interrogarsi anche oggi, di fronte agli spasimi creativi del millennio che muore, sfinito ed esasperato dai suoi stessi impossibili progetti. Non è certo un pensiero velleitario quello che caratterizza artisti come Lucilla Catania nel momento in cui si pongono umilmente e categoricamente di fronte al fare e nel fare trovano le ragioni effettive, quelle tensioni destinate a non esaurirsi negli entusiasmi di una generazione dopo l'altra.
É proprio con gli umori interni del lavoro che bisogna fare i conti per cogliere la capacità dell'artista di offrire risposte adeguate, capaci di confrontarsi con alcuni decisivi modelli di riferimento della scultura contemporanea, da Brancusi ad Arp, fino agli esponenti del minimalismo americano o ad esperienze più recenti come quelle di Anish Kapoor. Il senso di ammirazione che Lucilla Catania sente verso questi riferimenti culturali non è minore rispetto al profondo legame che nutre per la natura, per la forza, il peso e le dimensioni delle immagini racchiuse tra terra e cielo. L'adesione verso le forme del paesaggio non ammette dubbi circa la componente naturalistica della scultura, non a caso la sua concezione celebra in modo spontaneo il rapporto con il mondo, sia con le sue apparenze atmosferiche (dune e nuvole) sia con le parti del corpo naturale (gobbe e tronchi) sia con gli strumenti di lavoro (ganci e doppie punte), suggerimenti essenziali per il processo di invenzione che l'artista sollecita nel possesso della materia. Ecco allora che il percorso della mostra si muove su opposte sensazioni fisiche e mentali, oscilla tra la definizione liscia di alcune colonne e la ruvida consistenza di altre, tra l'alternarsi del colore del marmo, bianco di Carrara - nero Marquinia - rosso Laguna, e il modificarsi della vibrazione spaziale dell,e colonne nella forma compatta e assolutamente stabile dei corpi situati a terra.
Essi affondano e si sollevano, sono sospesi sul filo dell'orizzonte facendo sentire la sensualità degli spessori ma anche l'assottigliarsi della materia. Ogni scultura, in questa mostra così bilanciata e calcolata su opposti pesi e misure partecipa al clima delle altre ma, come si diceva all'inizio, ognuna deve saper interrompere il dialogo sottraendosi alla visione complessiva per ritrovare all'interno del proprio spazio il silenzio e la pausa necessaria alla contemplazione dell'immagine
Infine, l'idea di scultura offre un altro momento assoluto attraverso l'immagine di quattro colonne dislocate in un punto unitario della galleria: la loro diversa lavorazione e la differente luce del colore le avvicina e le allontana secondo ritmi non solo spaziali ma anche temporali, legati a diversi meccanismi di lettura della forma e della materia. Di queste colonne, ben erette in tutto il loro splendido volume, alcune sono lucide e levigate, altre porose e trattate con olii vegetali; alcune hanno un diametro maggiore, altre svettano con lineamenti più sottili, mettendo in evidenza il valore estetico delle venature, indispensabile per il senso della superficie. Non è un caso che ognuna di queste colonne ha una punta tagliata in modo diverso, si vede con chiarezza che queste scelte formali rispondono alla misura che il volume richiede e che l'occhio si sforza di raggiungere
Sono condizioni che la scultura deve risolvere in se stessa, seguendo la necessità statica ma anche il suo sviluppo ulteriore, come se ogni palpabile effetto dell'aria dipendesse sempre dal peso della materia.
Traducendo in fisica presenza tutto questo ordine di problemi Lucilla Catania esercita, in questo significativo momento del suo percorso creativo, il potere emanante della materia per mostrare solo la forma essenziale, quella che si avvicina, per qualità di colore e di luce, al silenzio assoluto dell'immagine, allo spazio incontrastato del suo essere.
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