Non c'è da stupirsi se in Lucilla Catania si può riconoscere una delle figure più determinate e promettenti della giovane scultura di oggi.
È vero - ma sì, diciamolo subito che spesso nelle sue opere c'è stato e c'è profumo di Brancusi, di Arp e di Viani; ma è altrettanto vero che non è tale da costituire remora alla qualità complessiva del lavoro.
In cosa consiste questa consanguineità? Nel riproporre un mito umanistico asciugato sino alle sue matrici astratte, al limite della assoluta purezza formale, in forme chiuse e indivise, quasi fenici polite, cunei levigati e articolati come Foglia.
Di suo, Catania, tratta i materiali (peperino di Marino, nero Tarquinia, bardiglio imperiale e diversi altri marmi) con calma paziente da una parte e, dall' altra, con vigoria quasi rustica, imprimendo alle forme una evidente eccentricità rispetto a quelle dei maestri. Le sculture oscillano tra le forme ingentilite dei marmi lisci e scintillanti e le forme ruvide, rupestri quasi, marcate da una rara robustezza d'impianto.
I marmi si fanno leggeri come simboli del primigenio. È giusto parlare di astrazione ma, meglio direi, di interiorità, di bisogno di mostrare il senso del mondo, la misteriosa segretezza di sagome ovoidali che pongono il problema della perfezione dell' oggetto. Linguaggio elementare, si dirà? No. Purismo, immagini di contemplazione misticheggiante? Perché no? E non solo. C'è in Nuvola, Ago, Orizzonte, Punto, una tensione come verso lo zenit della purezza delle forme. Sculture come prototipi eterni.
Mentre Nodi, realizzata con l'elaborazione di marmi vari sovrapposti, rivela una fatica manuale, una cautela piena di vigore, opere come Orizzonte o Punto manifestano un'antica purezza che non tradisce sforzo alcuno, che sa di evento naturale, accidente di rado concesso alla mano umana, rivendicazione estrema e raffinata dell' essere, lontano però dal pericolo del formalismo o dell' accademia.
Istinto, intuito, fede infantile nell' enigma? Certo è che Catania tocca spesso la pienezza di mistero dell' oggetto profano e comune che rifiuta l'interpretazione razionale; che sovente è presa dalla necessità - o dall' estro - di portare alla luce le energie del mondo delle forme primigenie .
Neoclassica, si è anche detto. Sì, nel senso di voler recuperare l'originaria semplicità della natura, i modelli di compostezza ed armonia, l'equilibrio, la precisione e la politezza eleganti e mai leziose; nel senso di tenersi lontana dalle nevrosi di stile e dalle latèbre della passione. Persegue come un accordo tra l'ideale di un' eterna poesia e i nuovi orientamenti intorno ai concetti di spazio e di tempo, ai valori della percezione e della sensazione. Del neoclassicismo c'è la volontà di nitidezza e sublimazione, un certo intellettualismo, il sottile erotismo.
Ma c'è anche il sentimento di un'antica civiltà contadina, terrestre e mistica, fondata sui cicli cosmici e naturali.
Catania insiste su un'unità formale assoluta che identifica forma e significato, cosa e spazio, insiste su una forma unica e tipica, capace di risolvere nella propria assolutezza tutte le possibili reazioni e situazioni spaziali. Una forma, una e invariabile - Foglia - che implica tutte le variazioni possibili.
E giacché l'elemento variabile dello spazio è la luce, Catania imposta il problema in termini di rapporto forma-luce. La luce sfuma sul piano incurvato del cuneo-foglia. Eccola la foglia - o la nuvola o l'orizzonte o il punto - simbolica ed emblematica.
|